I Treni hanno avuto da fare Mi sembra sin tutti partiti dal nostro remoto paese. Allo stesso modo di notte al primo cantare del gallo. Abbiamo aspettato per strada lo scalpiccio del cavallo. Ci siamo avviati verso la stazione con la carrozza turchese. Ricordo le case difese da porte screpolate curiosamente uguali adorne da nere pezzuole con scritta a stampatello: lutto per mio padre per mio padre per mio fratello, sbiadito a tal punto da doverlo osservare attentamente. Ma il tempo, il tempo è passato velocemente senza lasciare traccia alcuna. Ed il tempo, il tempo è passato senza cambiare alcunché nella sua fuga. Ed il tempo, il tempo è passato velocemente. Ricordo il volto di mia madre il solo mi pare che fosse almeno in apparenza sereno. Mia madre ci teneva per mano e ci accompagnava all’asilo. Ed un rumore lontano del treno e i saluti interrotti chissà perché dalla tosse. È vero nel volto c’è qualche ruga, qualche ruga di troppo, ma il volto degli uomini cambia col mutare del tempo. Si appannano gli occhi non so leggere: Catania, Messina o Palermo? I nomi delle stazioni do colpa al fumo dei treni. Ed il tempo, il tempo è passato velocemente senza lasciare traccia alcuna. Ed il tempo, il tempo è cambiato senza cambiare alcunché nella sua fuga Ed il tempo, il tempo è passato velocemente rispettando i sentimenti. Ed il tempo, il tempo è passato velocemente. Ma le locomotive moderne non fumano già da un bel po’. Ma le locomotive moderne non fumano già da un bel po’.